lunedì 30 marzo 2015

Pranzo di Pasqua: riflettiamo sui nostri consumi! - Fusione Kraft Heinz: la risposta finanziaria a una svolta culturale - Incontro regionale condotte giovani lombarde

Pranzo di Pasqua: riflettiamo sui nostri consumi!
BambinoConPecoraCarne

L’approssimarsi della Pasqua, con i suoi riti alimentari, porta con sé sane riflessioni sugli spropositati consumi di carne che contraddistinguono le nostre latitudini: gli abitanti dei Paesi ricchi dimostrano il proprio livello di sviluppo attentando alla propria vita, oltre che alla salute del pianeta e di parecchi degli esseri viventi che – a pari livello di titolarità – lo abitano.

Sui social network si rincorrono appelli in difesa dell’agnello pasquale, ma anche questa è una semplificazione in qualche modo fine a se stessa. Sicuramente molti di coloro che postano quelle foto ritengono che una ricottina di pecora e un’insalata sia un’eccellente alternativa a un pasto a base di carne. E hanno ragione. Ma per produrre quella ricottina, una pecora è stata ingravidata. E forse ha partorito un agnello. Maschio. 
Occorre equilibrio nelle scelte, e occorre capire che nell’economia e nella razionale gestione dell’azienda agricola che fornisce la ricottina, vendere l’agnello maschio è determinante. 
L’alternativa è il cosiddetto “scandalo degli allevamenti di bufale”, ovvero il fatto che i vitelli maschi vengano soppressi, poiché la carne di bufalo non ha mercato nei Paesi in cui le mozzarelle di bufala sono tanto apprezzate.

Occorre certamente produrre molta meno carne, e dunque occorre urgentemente che arriviamo a mangiarne circa un decimo di quella che attualmente consumiamo. 
Perché c’è bisogno di un’agricoltura di qualità, che non avveleni l’ambiente per produrre massivamente cibo per gli animali, e c’è bisogno di carne di qualità, perché la nostra salute si costruisce su scelte di qualità, e non di quantità. Proprio gli ovini sono i meno incriminabili perché sono animali che, per lo meno in Italia, sono pressoché sempre allevati in modo estensivo sicché, ancora una volta, “non hanno colpe”: ma accogliamo l’occasione di questi dibattiti sul loro sacrificio pasquale per avviare, come consumatori di carne, un nostro percorso, individuale e collettivo, di “redenzione”.


Fusione Kraft Heinz: la risposta finanziaria a una svolta culturale

Avrete letto tutti la notizia della fusione tra la mayo e le sottilette. Che detta così in effetti non promette niente di buono. Kraft e Heinz hanno valutato che per rispondere a un mercato sempre più attento a sostenibilità ambientale, salubrità e qualità dei prodotti sia sufficiente una mega operazione da mila miliardi di dollari (45 per essere precisi) e rimpastare capitali e azioni, scambiando i dipendenti come le figurine. A noi sembra alquanto anacronistico e Carlo Petrini ci spiega bene perché.
CarloPetrini_Slow Food Archive
Il mondo sta cambiando, il modo di approcciare il cibo e gli acquisti alimentari sta cambiando. È un dato di fatto incontrovertibile ancorché lento, progressivo e non esplosivo. In gran parte del mondo, Stati Uniti in testa, le persone si orientano ogni giorno di più verso consumi alimentari attenti alle produzioni locali di piccola scala, stagionali, biologiche. A fronte di questo processo è significativo che la grande industria, che si vede minacciata da un radicale cambio di mentalità, risponda andando esattamente nella direzione opposta. Grandi fusioni tra gruppi con fatturati a nove zeri creano a gran velocità pachidermi ansiosi di rispondere in qualche modo alle nuove tendenze che assottigliano margini e utili e creano i primi scricchiolii in borsa. Ma gli accorpamenti mastodontici sono monodirezionali: 
l’obiettivo è ristrutturare le dinamiche produttive tagliando i costi e rendendo più efficienti i processi senza operare alcun miglioramento nella qualità del prodotto.
La fusione tra Kraft e Heinz non porterà ad avere sugli scaffali dei supermercati salse più buone o con materie prime migliori, piuttosto servirà a risistemare nodi finanziari che sui mercati azionari non rendono quanto previsto dagli azionisti. In sostanza siamo davanti a una grande operazione di carattere finanziario, che ben poco – o meglio nulla – ha a che fare con il cibo, che pure dovrebbe essere il fulcro dell’attività di entrambe le aziende che si uniscono.
Ma reazioni di questa portata nulla potranno per invertire il trend di un nuovo approccio al consumo di cibo che ormai è avviato e non accenna a fermarsi; al contrario, il pericolo è che a perdere e a rischiare di rimanere schiacciati siano, nel prossimo futuro, le piccole realtà industriali, che pure sanno spesso fare qualità oltre che occupazione.
Ci aspettano tempi interessanti, ma sul fatto che formaggi a latte crudo fatti in piccole quantità e venduti localmente così come conserve realizzate con frutta autoctona o microbirrifici di provincia continueranno a erodere piccole ma diffuse quote di mercato, e che non ci sia modo di invertire la corsa di questo treno non c’è dubbio. La finanziarizzazione e la fusione di grandi gruppi è una risposta di corto respiro, buona per chiudere in positivo ancora qualche bilancio ma di certo incapace in alcun modo cambiare quello che innanzitutto è un processo di coscientizzazione e consapevolizzazione, in definitiva un lento cambiamento culturale dei consumatori, sempre più cittadini, sempre più coproduttori.
Incontro regionale Condotte Giovani Lombarde

è in arrivo una serata straordinaria per tutti i giovani Slow Food!

Giovedì 2 aprile alle 21 alla Pizzeria al Fienile in via Dogane 1B Palazzolo s/o (BS) si terrà il primo grande incontro di tutti i collaboratori Giovani delle Condotte lombarde con lo scopo di creare un'unica rete operativa sul territorio regionale.
perchè la volontà di creare una rete? 
Perchè l'unione fa la forza! i giovani sono il futuro dell'associazione Slow Food e insieme vogliono raggiungere obiettivi importanti.

durante la serata si discuterà dei nuovi eventi, delle nuove politiche tutte incentrate sui giovani e di quali obiettivi portare avanti per rendere Slow Food un'associazione dallo stampo giovanile e dinamico.
sarà l'occasione per conoscere tutti i ragazzi che quotidianamente portano avanti la rivoluzione pacifista del cibo, che con la loro grinta e forza di volontà coinvolgono persone e istituzioni nella loro lotta per un mondo migliore. 
IL FUTURO è NOSTRO!
soprattutto in occasione del Terra Madre Giovani che si terrà ad EXPO nel mese di ottobre abbiamo bisogno di ragazzi con nuove idee e con la coscienza che questo mondo dell'agroindustria (e non solo) sta diventando insostenibile.
perchè non ti unisci a noi?

Sono invitati tutti i giovani con la voglia di fare e di mettersi in gioco per difendere il cibo vero...coi denti!

il costo è di 23 euro e comprende: pizza a scelta, gelato, acqua e caffè.

vi aspettiamo numerosi!

o contattateci: slowfoodgiovanevo@gmail.com 

giovedì 26 marzo 2015

Ricetta Presidio #3 - i Pizzoccheri

Pizzoccheri
Con un presidio come il Bitto Storico non possiamo che segnalarvi la ricetta dei Pizzoccheri!
Non pecchiamo di superbia dicendovi che è quella VERA, perchè si sa, in questi casi ogni tradizione ha la sua vera ricetta dei pizzoccheri, questa è la nostra!
Buon Appetito!

ingredienti (per 4 persone):

400 g di farina di grano saraceno;
100 g di farina bianca;
200 g di burro;
250 g di Bitto Storico Presidio Slow Food;
150 g di Parmigiano Reggiano grattugiato;
200 g di verze;
250 g di patate;
uno spicchio di aglio;
sale q.b.
pepe q.b.


procedimento:

Mescolate le due farine, impastatele con acqua e lavorate il tutto fino ad ottenere un impasto vellutato (non deve essere ne troppo asciutto ne troppo bagnato).
Con il mattarello tirate la sfoglia fino ad uno spessore di 2-3 millimetri dalla quale ricaverete delle fasce di 5-6 centimetri di lunghezza e 5-6 millimetri di larghezza. 

Cuocete le verdure in acqua salata: le verze le tagliate a piccoli pezzi e le patate a tocchetti , dopo circa 8-10 minuti unite i pizzoccheri.

Dopo una decina di minuti raccogliete i pizzocheri con la schiumarola e versatene una parte in una teglia ben calda, cospargete con il Parmigiano grattugiato e il Bitto Storico Presidio Slow Food a scaglie, proseguite alternando pizzoccheri e formaggio. 
Nel frattempo, friggete il burro con l'aglio lasciandolo colorire senza bruciarlo e versarlo sui pizzoccheri.
Servire i pizzoccheri ben caldi con una spolverata di pepe (a piacere).
Buon Appetito!


per conoscere tutto sul Bitto Storico leggi il nostro articolo dedicato a questo favoloso Presidio al link:http://slowfoodretegiovanevo.blogspot.it/2015/03/presidio-3-il-bitto-storico.html 
qui troverete anche tutti i punti vendita dove poter acquistarlo e assaggiarlo.

mercoledì 25 marzo 2015

tu ci metti il pigiama, noi ci mettiamo....15 ingredienti!

tu ci metti il pigiama, noi ci mettiamo....15 ingredienti!
Da un po' di tempo una simpatica pubblicità ci invita ad andare a far colazione in pigiama, così facendo ci verrà offerta la colazione!
fantastico e divertente vero?
ma sapete di cosa è fatta quella colazione?
non è la prima volta che denunciamo questa nota azienda di produzione di cibo spazzatura per l'enorme quantità di ingredienti che i suoi prodotti contengono.
Le patatine fritte ne contengono ben 9! anziché due: patata e sale.
Il pollo grigliato contiene 14 ingredienti (filetto di pollo, destrosio – altro non è che glucosio, sale, fecola di patate, zucchero di canna, aromi, maltodestrine di patate, glucosio), a casa il pollo grigliato ne contiene due: pollo e sale (i condimenti, come olio e salse, sono esclusi dagli ingredienti). Poco più di 10 gli ingredienti nei crostini.
il pane degli hamburgher contiene 13 ingredienti (farina di frumento, acqua, zucchero, olio di colza, lievito, sale, glutine di frumento, amido di patate, glucosio, farina di soia, emulsionanti: E471, E472e, agente di trattamento della farina: E300), lo zucchero è il terzo per abbondanza, e tra questi figura l’olio di colza, che per friggere usano quasi ed esclusivamente olio di colza con ovviamente qualche additivo.

Ma volete ancora sapere di che cosa sono fatte le brioches gratuite della colazione in pigiama?
eccoli qui:
farina bianca, burro, acqua, zucchero, lievito, amido, sale da cucina, siero di latte magro in polvere, glucosio, polvere di siero di latte, farina di malto, farina di frumento di gonfiamento, estratto di malto, emulsionante (E471), agente di trattamento della farina: acido ascorbico.
meglio col pigiama, ma a casa, no?

per completezza vi diciamo che gli ingredienti della brioches classica sono: latte, burro, zucchero, lievito di birra, uova, farina, sale.

martedì 24 marzo 2015

incontro regionale Condotte Giovani Slow Food



è in arrivo una serata straordinaria per tutti i giovani Slow Food!

Giovedì 2 aprile alle 21 alla Pizzeria al Fienile in via Dogane 1B Palazzolo s/o (BS) si terrà il primo grande incontro di tutti i collaboratori Giovani delle Condotte lombarde con lo scopo di creare un'unica rete operativa sul territorio regionale.

perchè la volontà di creare una rete? 

Perchè l'unione fa la forza! i giovani sono il futuro dell'associazione Slow Food e insieme vogliono raggiungere obiettivi importanti.

durante la serata si discuterà dei nuovi eventi, delle nuove politiche tutte incentrate sui giovani e di quali obiettivi portare avanti per rendere Slow Food un'associazione dallo stampo giovanile e dinamico.
sarà l'occasione per conoscere tutti i ragazzi che quotidianamente portano avanti la rivoluzione pacifista del cibo, che con la loro grinta e forza di volontà coinvolgono persone e istituzioni nella loro lotta per un mondo migliore. 
IL FUTURO è NOSTRO!
soprattutto in occasione del Terra Madre Giovani che si terrà ad EXPO nel mese di ottobre abbiamo bisogno di ragazzi con nuove idee e con la coscienza che questo mondo dell'agroindustria (e non solo) sta diventando insostenibile.
perchè non ti unisci a noi?


Sono invitati tutti i giovani con la voglia di fare e di mettersi in gioco per difendere il cibo vero...coi denti!

il costo è di 23 euro e comprende: pizza a scelta, gelato, acqua e caffè.

vi aspettiamo numerosi!


quando: giovedì 2 aprile 2015;

dove: alla Pizzeria al Fienile in via Dogane 1B Palazzolo s/o (BS);

costo: 23 euro che comprende: pizza a scelta, gelato, acqua e caffè (i produttori giovani di vino porteranno le loro bollicine);

info e prenotazioni: contattare Michela: indirizzo mail slowfoodgiovanevo@gmail.com o michela.ghisleni@hotmail.it o numero di telefono: 3408625981

(per chi parte da Bergamo e provincia: partiremo tutti insieme da Bergamo per raggiungere Palazzolo s/o vi aggiorneremo circa l'ora e il luogo di ritrovo)

lunedì 23 marzo 2015

Mense: vogliamo un cibo buono, pulito e giusto - Vermut time! - Colazione a Parigi

Mense: vogliamo un cibo buono, pulito e giusto!

Le mense di scuole, ospedali e aziende sfornano ogni giorno milioni di pasti in tutta Europa. Detto 
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diversamente, acquistano ogni giorno tonnellate di ingredienti. Le mense pubbliche hanno la possibilità e la responsabilità di sostenere i produttori virtuosi locali e di offrire cibo fresco e gustoso in menù equilibrati. Il compito non è semplice. Le mense più grandi servono migliaia di persone, l’approvvigionamento dei prodotti e la logistica sono altrettanto imponenti. Per questo è fondamentale il coinvolgimento delle associazioni di categoria dei prodotti agricoli, per promuovere forme di aggregazione tra i produttori, che altrimenti vengono esclusi da questo mercato. Le mense più piccole possono avvalersi di una maggiore flessibilità, in particolare con l’appoggio delle autorità locali. Esistono esperienze virtuose in comuni di qualche migliaio di abitanti dove i genitori fanno la spesa in fattoria e sovrintendono in cucina. Ne esistono altre dove autorità locali e società ristoratrici promuovono alimenti coltivati in modo sostenibile, filiera corta, piatti tradizionali, sapori e odori della campagna. È chiaro che in tutto questo c’è un inghippo: i capitolati per appaltare il servizio.

Se l’aspetto economico prevale sugli aspetti qualitativi, difficilmente il piatto sarà a base di cibo fresco, gustoso, locale e prodotto in modo sostenibile. Per questo se si vuole cambiare in meglio la ristorazione collettiva è fondamentale coinvolgere tutti i soggetti interessati: genitori e insegnanti (nel caso delle mense scolastiche), dietisti, cuochi, enti appaltanti e società ristoratrici. Slow Food ha avviato numerose collaborazioni con mense scolastiche un po’ in tutto il mondo. Ora sta per firmare una convenzione per promuovere all’interno del ristorante del Parlamento Europeo a Bruxelles, cibo buono, pulito e giusto anche nel menù di chi decreta le politiche alimentari europee.

Vermut time!

Recentemente riscoperti sia dai produttori artigianali sia dal pubblico dei più giovani, i vini speziati sono ineluttabilmente legati a Torino e al Piemonte, ma la tradizione di aromatizzare i vini con erbe e radici, 
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per renderli “medicinali”, affonda già le sue radici in epoca greca e romana: allora come oggi, una delle erbe più utilizzate era l’assenzio. Nel corso dei secoli, con l’aumento degli scambi commerciali e l’arrivo delle spezie dall’Oriente, nacquero le bevande a base di vino aromatizzato per infusione con cannella, chiodi di garofano, rabarbaro, china. Il vermouth (o più semplicemente vermut) per come lo conosciamo oggi è un’invenzione del 1786 e si deve a uno dei mitici produttori torinesi: Antonio Benedetto Carpano. Il nome deriva da wermut, la parola tedesca che indica l’assenzio. Una scelta, quella dell’assenzio, vincente ma nata pressoché per caso o comunque per comodità: era un’erba di facile reperibilità in campagna, e quindi dal costo piuttosto basso. Il successo fu pressoché immediato, la liquoreria divenne il luogo più frequentato di Torino, la bevanda divenne uno dei simboli della città della Mole e presto fu un proliferare di produttori tra i quali Cora, Gancia, Martini & Rossi, Cinzano. Il resto è storia al sapore di leggenda: si dice anche che re Vittorio Amedeo III, una volta assaggiatolo, lo abbia eletto a bevanda di corte mettendo fine alla produzione del rosolio destinato ai palati reali. Ma per legge, oggi, cos’è esattamente il vermut? Una bevanda composta da almeno il 75% di vino, dolcificato e aromatizzato con un’infusione alcolica di varie erbe, soprattutto l’assenzio. Può essere bianco, rosso, rosé (non meno di 14,5°) e dry (non meno di 18°). Il rosé è l’unico caso ammesso nell’enologia italiana in cui sia possibile mescolare vino rosso, solitamente aromatico, e vino bianco.

L’aperitivo
Se l’articolo vi ha messo sete, forse è il momento di un aperitivo, ovviamente a base di vermut: abbiamo scelto tre classici, quelli che ogni barman che si rispetti deve conoscere a menadito. Iniziamo dall’Americano che, a dispetto del nome, è italianissimo. Si prepara direttamente in un bicchiere basso: si versano due o tre cubetti di ghiaccio, vermut rosso e bitter in parti uguali, e una spruzzata d’acqua di seltz; si decora con una scorza di limone e mezza fetta d’arancia. Un’altra specialità di fama internazionale ma di creazione italiana è il Negroni, che prende il nome da un conte fiorentino che avrebbe suggerito al barman del Caffè Casoni, nei primi anni del secolo scorso, una variazione più alcolica dell’Americano: in un bicchiere con alcuni cubetti di ghiaccio versate in parti uguali gin, vermut (meglio se rosso e dolce) e bitter, più una spruzzata (facoltativa) di acqua di seltz; decorate con mezza fetta d’arancia. Chiudiamo con il più alcolico e antico dei tre cocktail: il Manhattan. Nato nel 1874 in un bar dell’omonimo quartiere newyorkese, si ottiene miscelando (non shakerando) due parti di whisky e una di vermut e aggiungendo un paio di gocce d’angostura. Si serve in coppa, guarnito con una ciliegina al maraschino.

Colazione a Parigi!
questa settimana vi portiamo a...Parigi!!!!
Viaggiando, soprattutto nelle grandi città, spesso il momento più problematico della giornata è
Cafè Loustic
la colazione. Se non ci si vuole accontentare di quanto offerto dall’hotel o del caffè di qualche grande catena, è difficile trovare il posto giusto per iniziare bene la giornata. Se siete a Parigi ci sono almeno due indirizzi che possono rendere le prime ore del giorno molto più che piacevoli. Il primo è la bellissima pasticceria diJacques Genin in Rue de Turenne. Genin è uno dei più noti pasticceri di Francia. Il suo indirizzo del terzo arrondissement (l’altro si trova nel settimo in rue Varenne) è un elegante e ampio spazio, un po’ boutique e un po’ sala da tè. Qui la colazione (o anche la merenda pomeridiana) è quanto di più piacevole possiate immaginare. Per accompagnare il caffè o il tè potete infatti scegliere tra piccole torte, pasticcini o qualche pralina. La tarte au citron e, soprattutto, la millefoglie alla crema valgono da sole il viaggio. Il prezzo è un po’ più alto di quello che si è soliti spendere per cappuccio e brioche ma ne vale la pena.

Se, invece, siete alla ricerca di un ambiente più semplice, di un buon caffè e di qualcosa di salato, dirigetevi al Cafè Loustic (in foto), in Rue Chapon, nel bel mezzo del Marais. Ad accogliervi ci sarà Channa Galhenage, proprietario e grande appassionato di caffè, che seleziona e acquista da alcune tra le migliori torrefazioni artigianali d’Europa. Potrete così scegliere la miscela e la modalità di preparazione che più vi piacciono scegliendo tra il classico espresso o il caffè filtro. Da mangiare la proposta spazia tra ottime quiche, croccanti biscotti e buone torte.

giovedì 19 marzo 2015

Presidio #3 il Bitto Storico


il Bitto Storico

DOVE: Il nucleo storico della sua produzione si trova nelle valli Gerola e Albaredo, attraversate dal torrente da cui prende il nome: il Bitto, in provincia di Sondrioad un’altitudine che va dai 1400 ai 2000 metri.

COMEIl Bitto è, senza dubbio, uno dei simboli della produzione casearia lombarda, formaggio di grande tradizione e straordinaria attitudine all'invecchiamento, è legato in maniera profonda alle montagne da cui prende origine. Il formaggio conserva caratteristiche speciali. I caricatori, infatti, sono impegnati a mantenere tutta una serie di 
pratiche tradizionali che esaltano la qualità del formaggio, oltre a svolgere un ruolo basilare nella conservazione dell’ambiente e della biodiversità alpina
Innanzitutto, si pratica il pascolo turnato: nei tre mesi di alpeggio, la mandria è condotta attraverso un percorso a tappe, che va dalla stazione più bassa a quella più alta. Lungo la via, i tradizionali calècc – millenarie costruzioni in pietra che proteggono la zona di caseificazione- fungono da baita di lavorazione itinerante, sempre a portata di mano, in modo che il latte non debba viaggiare, se non per pochi metri, e possa essere lavorato prima che il suo calore naturale si disperda. Un’altra pratica, promossa dai produttori storici, è la monticazione, insieme alla mandria bovina, delle capre Orobiche. Il latte di questi animali entra per un 10, 20% nella produzione del Bitto e gli conferisce una speciale aromaticità e persistenza.
Per assicurare il massimo controllo delle condizioni sanitarie del bestiame, i monticatori mungono solo a mano. 
La salatura del formaggio avviene preferibilmente a secco; in questo modo si forma una crosta più delicata, garanzia di una migliore maturazione. 
E’ inoltre espressamente vietato l’uso di integratori nell'alimentazione dei bovini e l’uso di additivi, conservanti o fermenti selezionati nella produzione del formaggio.
Il Bitto entra come ingrediente fondamentale, assieme al burro, al grano saraceno e alle verze nella composizione del piatto simbolo della Valtellina, i pizzoccheri. Un trionfo dei sapori della montagna, una bomba calorica che si può metabolizzare soltanto se la ricetta fa parte del DNA personale o se si scalano quelle stesse montagne da cui ha origine. Ma sarebbe ingiusto relegare uno dei più nobili formaggi italiani al rango di condimento: il Bitto giustamente stagionato è straordinario da tavola, e quando poi si prolunga l’affinamento per 6, 7 anni o più, diventa uno dei rarissimi formaggi da meditazione del mondo. 

STAGIONALITA'il Bitto del Presidio si produce solamente nei mesi estivi. Secondo l’andamento climatico, la produzione oscilla dai 60 ai 90 giorni. La stagionatura minima prevista dal disciplinare del Presidio è di 12 mesi, ma può essere protratta fino a 10 anni.

PERCHE': Il Presidio nasce per valorizzare la produzione d’alpeggio ottenuta nell’area storica: le Valli di Albaredo e Gerola. Le pratiche portate avanti dagli aderenti, appartenenti al Consorzio Salvaguardia Bitto storico, se da un lato hanno un effetto positivo sia sulla qualità del formaggio sia sull’ambiente, dall’altro, comportano un deciso aumento delle energie e delle risorse impiegate. 
E’ necessario che questa situazione sia riconosciuta anche dal mercato, e che i produttori ricevano la giusta remunerazione per il loro fondamentale lavoro di conservazione del territorio
L’ambiente montano degli alpeggi, infatti, una volta abbandonato, si degrada e il recupero in pochi anni diventa praticamente impossibile.
Solo le forme giudicate di eccezionale qualità e quindi adatte a un particolare invecchiamento, sono riconosciute prodotto del Presidio.


I PRODUTTORI: Consorzio Salvaguardia Bitto storico
Gerola Alta (So)
via Nazionale, 31
tel. 0342 690081
334 3325366
info@formaggiobitto.com
www.formaggiobitto.com

Presso la sede del consorzio ha sede anche il punto vendita e degustazione del Presidio, dove è possibile visitare la bellissima stagionatura in cui i produttori affinano collettivamente le forme, acquistare il bitto di varie annate, il formaggio latteria e la mascherpa prodotti dagli stessi produttori del bitto. 

È possibile inoltre farsi personalizzare la propria forma di bitto con nomi o date per fare un regalo originale. 

La stagionatura funziona anche come una sorta di "banca del formaggio", dove si può investire in una forma fresca e lasciarla poi a stagionare presso la casera più anni.

Orario di apertura: dal lunedì al venerdì
dalle ore 14 alle ore 19 (chiuso il martedì)
sabato e domenica dalle 10 alle 12
e dalle 14 alle 19

Referente dei produttori
Paolo Ciapparelli
tel. 0342 635665 - 334 3325366
p.ciapparelli@libero.it

Responsabile Slow Food
Maurizio Vaninetti
tel. 348 6701642
info@osteriadelcrotto.it

giovedì 12 marzo 2015

Le Giovani Ricette #28 : Pasta con cavoletti di Bruxelles e pancetta

Pasta con cavoletti di Bruxelles e pancetta

Si chiamano cavolini di Bruxelles, ma con il Belgio pare che non abbiano molti rapporti. Secondo la tradizione, sembra che siano originari dell’Italia e che siano stati poi importati in Belgio dai legionari romani. 

Oltre i tre quarti della produzione mondiale di questi cavoli in miniatura avviene attualmente in Inghilterra, e buona parte della restante produzione è divisa tra Francia e Olanda. 


La popolazione belga non è neanche una grande consumatrice di questi ortaggi, che sono molto più apprezzati da scozzesi e olandesi.


Ingredienti per 4 persone:

1 etto di pancetta;
500 gr di broccoletti di Bruxelles;
400 gr di pasta corta;
olio EVO;
1 spicchio d'aglio;
sale.

Vi consigliamo di acquistare i prodotti (soprattutto Cavoletti e pancetta) dai produttori locali per migliorare notevolmente il gusto del vostro piatto.

Procedimento:

Lavare i cavoletti di Bruxelles tagliate via la base del torsolo e tagliateli in quattro parti.
Cuoceteli per 10 minuti in acqua bollente e salata.
Tenere da parte l’acqua di cottura dei cavoletti di Bruxelles ed utilizzatela per cuocervi la pasta.
Scolate i cavoletti e fateli rosolare in una padella con olio Evo e uno spicchio di aglio. 
Aggiungete la pancetta a cubetti o listarelle e cuocete finché sui cavoletti non si sarà formata una crosticina marrone.
Togliete l'aglio e aggiungete la pasta.
Saltate per un paio di minuti finché tutti gli ingredienti si saranno amalgamati.
Servite ben caldo.
Potete insaporire con pepe o formaggio.
Buon Appetito!


lunedì 9 marzo 2015

sicuri che sia già primavera? - benvenuto Slow Food Kenya! - #SloWeekend

Sicuri che sia già primavera?

Se le previsioni meteorologiche parlano di un weekend all’insegna di un primo assaggio di primavera in alcune zone del Paese – mentre al Sud è già da un po’ ben più che un assaggio – anche i banchi del mercato iniziano a proporre prodotti che permettono di “assaggiare” la bella stagione. Sono le primizie, che dal Meridione cominciano ad arrivare, come le fragole, coltivate in serre non riscaldate. Si vedono anche le prime fave e i primi piselli, ma in termini di qualità nulla di paragonabile a quello che avremo al momento corretto. Ci sono alcune piccole eccezioni: questa settimana si affacciano sul mercato le fragole della varietà candonga dalla Basilicata, ritenute un’eccellenza anche da molti ristoratori e che non a caso costano come un’eccellente primizia: dai 6 agli 8 euro al chilo. È un po’ presto per le fragole, anche se ci sono già quelle nazionali (comprese le sicule), ed è proprio fuori luogo affidarsi ai prodotti di “controstagione”, provenienti dall’emisfero Sud e quindi estivi quando da noi è inverno. Una dicitura curiosa, che abbiamo già spiegato in passato, che indica pesche, pere, susine, asparagi e altri prodotti che si pongono esattamente all’opposto di ciò che si dovrebbe trovare in questo periodo. Scontato dire che sono inutilmente costosi, hanno una qualità bassissima e sono anche discretamente insostenibili per via dei viaggi che intraprendono per arrivare a noi. Oltretutto i prezzi di questi prodotti in controstagione ora sono ancora più esosi del solito: il cambio euro-dollaro, a sfavore della nostra moneta, ha fatto lievitare del 15% il costo all’origine, visto che si paga con la valuta americana.

Lasciamo perdere, e invece, in attesa di una primavera reale, approfittiamo ancora di ciò che sta finendo ed è convenientissimo. Abbiamo già parlato dei carciofi sardi nelle scorse settimane, ma ora, grazie a condizioni climatiche molto favorevoli se ne trovano ancora tantissimi, decisamente belli a vedere e anche così teneri da prestarsi a molti consumi diversi, primo fra tutti il crudo. Costano tra il 40 e i 60 centesimi l’uno: prezzi ridicoli, di cui si può ancora copiosamente usufruire per qualche settimana, prima che arrivino sulle nostre tavole le mammole, non spinose e con caratteristiche diverse. Perché cercare la controstagione quando c’è ancora questa abbondanza e questo grado di qualità nei prodotti invernali?


Benvenuto Slow Food Kenya!
L'Assemblea Generale annuale delle 24 condotte di Slow Food in Kenya, che si terrà a Nakuru il 10 marzo, sarà l’occasione per inaugurare la creazione di una nuova struttura nazionale. Il comitato eletto avrà il compito di coordinare e gestire le attività e i progetti all’interno del paese.

La nuova leadership consoliderà le strutture esistenti e svilupperà le iniziative di Slow Food già presenti sul territorio. Il Kenya ha una rete attiva piuttosto fitta grazie alla presenza di importanti rappresentanti di Slow Food, come John Kariuki, vicepresidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità e membro del Consiglio Internazionale di Slow Food per l'Africa centrale e orientale, e Samuel Karanja, membro del Consiglio Internazionale di Slow Food per il Kenya, ma anche grazie a tutti i contadini e attivisti coinvolti nei progetti. 

In Kenya, Slow Food ha individuato 34 prodotti dell'Arca del Gusto (tra cui, ad esempio, il miglio wimbi e il tè Gitugi), avviato 7 Presìdi Slow Food e creato 219 orti con un’ampia diversità di colture. Questi ultimi fanno parte del progetto dei 10.000 orti in Africa. Gli orti sono sparsi in diverse zone del Kenya e comprendono orti comunitari, scolastici e familiari, come ad esempio l’orto della scuola Chazon nella Rift Valley, quello della comunità di Iveche nel Kenya centrale, e l’orto della famiglia Sikulu nella parte occidentale del paese.

Il lancio dell’organizzazione nazionale inizierà con l’intervento di John Kariuki, coordinatore delle attività di Slow Food in Kenya. Seguiranno le presentazioni dei convivia e, dopo le elezioni, i nuovi rappresentanti condivideranno le loro osservazioni. Sarà presente anche il vicepresidente di Slow Food, Edie Mukiibi, dall'Uganda, che battezzerà ufficialmente la nuova associazione nel discorso di chiusura.


#SloWeekend

Questa settimana vi portiamo "alla base". Abbiamo il piacere di invitarvi alla Cena Marocchina che si terrà l’11 Marzo a Pollenzo (Cn) presso le Tavole Accademiche dell’Università di Scienze Gastronomiche. 
Il menù è curato da Noura Herrag, chef che ha creato la sua oasi di raffinata cucina marocchina in Piemonte nel suo ristorante Darna. Per i soci Slow Food il prezzo della cena è di 32€ (per i non soci 35). Per info e prenotazioni chiamare il 0172/458302 o scrivere a ristorante@unisg.it (segnalare eventuali allergie/intolleranze alimentari). Posti limitati.
per tutti gli altri appuntamenti:http://www.slowfood.it/agenda-slow-l/

giovedì 5 marzo 2015

guida al consumo: il packaging

Il packaging
Per packaging si intende l’imballaggio con cui sono confezionati prodotti e cibi. 
Ne esistono tipi diversi, ma tutti quanti hanno un forte impatto ambientale, essendo concepiti per essere buttati una volta aperti. Bisogna dunque riflettere sull’opportunità del loro utilizzo e sulla loro qualità, per evitare di produrre enormi quantità di rifiuti (attualmente gli imballaggi costituiscono dal 30 al 60% dei rifiuti totali). 
  1. La prima considerazione da fare è che l’imballaggio può essere evitato: i prodotti freschi non ne hanno bisogno. Comprare un cavolo sfuso al mercato ci fa risparmiare, ma significa anche non sprecare il materiale che sarebbe necessario per confezionarlo.
  2. Se dobbiamo comprare per forza qualcosa di confezionato, impariamo a fare attenzione al materiale di cui è composto il packaging. Cerchiamo in tutti i modi di evitare la plastica (prodotta da combustibili fossili, più difficile e costosa da riciclare, ed enormemente inquinante), preferendo carta/cartone, vetro, alluminio e materiali in fibre biologiche, ovvero materiali biodegradabili o riciclabili. 
  3. Oltre alla plastica, cerchiamo di riconoscere i cosiddetti etero composti, cioè gli imballaggi fatti da più materiali assemblati insieme – come il tetrapak – il cui smaltimento è più complicato. 
  4. Evitiamo i prodotti che hanno più strati di packaging: Per esempio le scatole di merendine o di crackers.

Lo scopo principale di una confezione è preservare un prodotto per un tempo più lungo, spesso necessario in caso di spostamenti dal luogo di produzione a quello di consumo. Per questo i prodotti locali possono farne a meno, dovendo percorrere distanze inferiori, ed essendo consumati in genere poco dopo l’acquisto. Il consumatore di solito sceglie il prodotto confezionato per pigrizia. Ma perché optare per una confezione di pomodori avvolta nella plastica, e non scegliere quelli sfusi, potendo così selezionare i migliori? Oltretutto, con i prodotti sfusi si risparmia.

Di seguito si riporta uno schema dei simboli riportati sui diversi imballaggi dei prodotti disponibili sul mercato, per comprendere come riconoscere i materiali e regolarsi nella raccolta differenziata. Si tratta di simbologie denominate universalmente come International Universal Recycling Codes (Codici universali internazionali di riciclaggio).


lunedì 2 marzo 2015

Le Giovani News: meeting a Pollenzo

Meeting a Pollenzo
Questa edizione de Le Giovani News è un po' speciale, infatti non vi riporteremo notizie dal mondo Slow Food in generale, ma vi racconteremo l'esperienza di una nostra collaboratrice al meeting nazionale che si è tenuto questo week end a Pollenzo. 
Perchè questa scelta? 
Perchè siamo convinti che Slow Food siamo tutti noi, attivi o meno all'interno delle condotte, e come tali anche voi avete il diritto di sapere cosa sta succedendo ora nella sede di Bra.

"Il meeting, o meglio definito come -il tour de force- , si è svolto in tre giornate: 27, 28 febbraio e primo marzo. 
Durante tutto il periodo si è parlato dei temi e delle campagne che Slow Food porta avanti e se tre giorni possono sembrare tanti, in realtà, per raccontare l'intero mondo Slow Food, sono davvero pochi. 
Cosa ho imparato da questa esperienza?
il meeting mi è servito per capire come Slow food sia in realtà una grande famiglia. 
Nei momenti di convivialità ci si ritrovava a parlare un italiano colorato di accenti diversi, ogni persona portava le proprie esperienze e le proprie riflessioni e ho capito come i problemi della nostra condotta siano in realtà i problemi di tutte le condotte, anche quelle più lontane da noi, e come ai tanti problemi c'erano altrettante soluzioni e le nostre soluzioni erano le soluzioni di tutti. 
"siamo lontani geografiacamente, ma vicini nelle idee" 
è una frase che mi è stata detta da Michele, fiduciario dell'Abruzzo, ma che riesce a riassumere il clima che si è respirato durante questi tre giorni intensi.
Ovviamente Pollenzo e Bra sono realtà che respirano aria slow food, lì tutto è buono, pulito e giusto, non solo il cibo! lo sono le persone, gli edifici, l'ambiente ed il paesaggio.
tre cose importantissime sono emerse durante questi giorni:
- la prima è che ho capito che questa grande associazione si può definire in una sola parola: POLITICA. il termine politica non deve però essere inteso come "il governo di un territorio", ma come un movimento di idee che diventano realtà e Slow Food di politica ne fa davvero tanta. 
- la seconda, quella che coinvolge in primis tutti i giovani, è la mancanza della rete giovane e la volontà di crearne finalmetne una. prenderemo spunto dai colleghi olandesi che costituiscono ora la rete giovane più importante a livello internazionale. stiamo partendo con tante idee, tanti obiettivi e tanti buoni propositi, ma ci serve l'aiuto di tutti! anche e soprattutto di tutti voi che ora ci state leggendo e che ci seguite in questa avventura. lo staff di Slow Food nazionale sta credendo in noi e ricordo una delle ultime frasi dette durante i ringraziamenti ed i saluti: 
"questo meeting lo ricorderemo tutti perchè è quello che riuscito a mettere le basi per la nuova rete giovane nazionale".
- la terza riguarda il ruolo che Slow Food ricoprirà all'interno di Expo: noi saremo la voce rivoluzionaria e controcorrente. saremo coloro che urlano al mondo: 
"fermi tutti! questo deve essere l'expo per un mondo migliore, sostenibile, senza sprechi e senza fame nel mondo, non l'expo delle grandi multinazionali e delle speculazioni"

Per concludere: tante sono le persone e le idee che porterò nel mio bagaglio, ci vorranno un po' di giorni per fare ordine e riprendermi da questa valanga di informazioni, ma non potrò che ricordare questa esperienza come una delle migliori della mia vita."